Sara Ramirez: Perchè ho fatto coming out (dopo che l’ha fatto il mio personaggio in Grey’s Anatomy)

Con il ruolo di Callie Torres in Grey’s Anatomy, Sara Ramirez ha interpretato uno dei personaggi bisessuali più innovativi della TV  — ma “non sapevo se ero pronta per fare outing pubblicamente ,” dice la 42 enne Ramirez , che definisce se stessa queer e bisessuale. 

 

Intervistata da People la Ramirez, attualmente nella serie della CBS Madam Secretary, dice che il fatto di sapere delle continue violenze contro la comunità  LGBTQ , inclusa la sparatoria del 2016 al  Pulse nightclub di Orlando, l’ha convinta a parlare apertamente. Racconta anche di come l’ha detto agli amici  (durante la loro serata film!) prima di dire la verità al mondo intero. 

 

Fare coming out per me è stato una specie di sollievo, una sorta di liberazione di tutte la mie identità. Nel senso che non sentivo più la necessità di trattenere o nascondere alcune parti di me . Mi chiamo Sara Ramirez, e mi definisco queer e bisessuale. Ho fatto coming out con i miei amici e la mia famiglia quando avevo 18 anni;  tuttavia i miei erano inadeguati a supportarmi nel modo che mi serviva e interiorizzavo la fobia , la discriminazione quando ero per strada o in altri luoghi. Conoscevo la mia verità, e la verità non se ne sarebbe andata. 

Quando la mia carriera é decollata dal teatro alla televisione, mi sono sentita pronta a interpretare un personaggio bisessuale, che non avevo mai visto prima in televisione. Però mi sentivo frenata dalla potenziale discriminazione che sapevo avrei incontrato sia all’interno che all’esterno della comunità LGBTQ. Avevo paura di fare coming out pubblicamente perché temevo che questo avrebbe avuto un impatto negativo sulla mia carriera. Avevo paura della discriminazione che avrei incontrato non solo al di fuori di Hollywood, ma anche all’interno. Con il tempo, le battaglie politiche che si intensificavano, io che continuavo a leggere e sapere di atti violenti contro di noi, inclusa l’orribile sparatoria al Pulse a Orlando, ho sentito un bisogno fisico di usare la mia piattaforma per rafforzare coloro che fanno parte di questa comunità della quale io stessa faccio parte. Questo impulso mi è arrivato in una maniera che non avevo mai sentito prima . Spesso i giovani LGBTQ sentono la pressione di negare la loro complessità per poter sopravvivere, per far sentire gli altri a proprio agio, per avere accesso ai servizi. Perciò quando ho condiviso pubblicamente tutte le ‘intersezioni’ della mia vita , incluso il fatto di essere un’immigrata, l’ho fatto con la speranza di dare a questi giovani la forza di accogliere in loro stessi tutte queste complessità.

C’erano delle persone nella mia vita personale a cui volevo dirlo prima che la notizia diventasse di dominio pubblico. Avevo pensato a lungo a come orchestrare la cosa, ho quindi organizzato una serata cinema a casa mia. Durante la visione del film ho premuto ‘pausa’ e ho detto la verità ai miei amici. Ho aspettato la loro reazione, ma tutti sono stati molto carini, molto felici per me, e la reazione è stata del tipo “Ah..forte. Possiamo continuare con il film adesso?” 

Là fuori ci sono persone che devono affrontare il rigetto, l’esclusione, ci sono forme di violenza e a volte ci sono dei morti . Quindi mi sento molto fortunata e privilegiata ad avere un tetto sopra la testa, un lavoro, assistenza sanitaria, una famiglia, una famiglia che ho scelto e che non mi lascerà mai sola.

Sono arrivata in questo paese quando avevo 7 anni, lo shock, anche culturale, è stato fortissimo: tante cose, tanta distruzione. Perciò adesso io dico a me stessa “Tu vai bene cosi come sei . La tua voce conta, i tuoi sentimenti contano. Tu appartieni a questo posto. E io ti amo”

 

 

traduzione di Claudia

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