Esquire intervista Patrick

Patrick Dempsey sta facendo tutto ciò che può prima che su di lui tramonti il sole.

Come il testimonial del marchio TAG Heuer si destreggia tra le gare di endurance, la famiglia e la recitazione.

Arrivato a Singapore poche ore prima della nostra intervista, ha rivelato che il resto della sua giornata è pieno – è qui come un testimonial della TAG Heuer, e saluterà la stampa ed il pubblico prima di volare alle due del mattino a Los Angeles per un giorno, e poi a Montreal per un servizio fotografico. “Ne ho avute di più brevi,” dice Dempsey, non dando importanza a quanto sia frenetico il suo programma.

 

C’è una vecchia metafora di come noi siamo semplici passeggeri sulla strada della vita. Uno può facilmente paragonare la vita ad un ascensore in salita e alla crisalide di una farfalla. Sto pensando a dei modi per cominciare a scrivere di una personalità che intervisterò mentre [siamo] bloccati nel traffico che scioglie lentamente gli pneumatici; tutti i meriti spettano alle strade chiuse in preparazione per l’imminente weekend di F1. La personalità in questione è un Patrick Dempsey, 51 anni. È un attore, e mentre ancora devo guardare [anche] un solo episodio di Grey’s Anatomy, sono al corrente dei suoi giorni nella popolare serie drammatica di Shonda Rhimes, e di quanto onnicomprensivo fosse nella sua vita.

 

Quando ci incontriamo, Dempsey è un po’ “fuori [fase]”. Arrivato a Singapore poche ore prima della nostra intervista, ha rivelato che il resto della sua giornata è pieno – è qui come un testimonial della TAG Heuer, e saluterà la stampa ed il pubblico prima di volare alle due del mattino a Los Angeles per un giorno, e poi a Montreal per un servizio fotografico. “Ne ho avute di più brevi,” dice Dempsey, non dando importanza a quanto sia frenetico il suo programma. “Una volta ho dovuto fare un viaggio per una cena in Spagna, e poi andare via subito dopo. Ti ci abitui”.

 

Tuttavia, è allegro, tutti i denti sistemati nella [sua] bocca, come una falce di luna rovesciata. Non sembra stanco tuttavia, più vecchio, sì; come tutti noi, non importa chi siamo, tutti cadiamo sotto il giudizio del tempo crudele, ma Dempsey lo fa con facilità – i capelli brizzolati, la barba delle cinque, la mappa diffusa delle rughe sul suo viso. Lui è in modo incredibile con i piedi per terra. Confessa che è arrivato da solo in aereo; niente manager, niente entourage, solo lui. Preferisce così, aggiunge.

 

Dempsey è attualmente coinvolto nella produzione di The Truth About the Harry Quebert Affair. Adattato dal libro con lo stesso nome di Joël Dicker, è l’intricata storia di un complotto contro un uomo accusato di omicidio. È fatto per essere un libro così commerciale che ha venduto milioni di copie. Dempsey ha letto il libro ancora prima che gli fosse offerto il copione, ma oltre che per il suo ruolo come Quebert (“È davvero una partenza rispetto ciò che avevo fatto in passato”), ciò che veramente lo emoziona è il fatto che c’è Jean – Jaques Annaud al timone. “Sto imparando molto da lui. Giriamo con tre cineprese,” dice Dempsey. “Quindi, ci sono un grandangolo, un primo piano ed un altro primo piano tutti in una volta. Catturiamo ogni cosa, e poi passiamo alla scena successiva”.

 

Prodotto da Epic e MDM Television, The Truth About the Harry Quebert Affair sarà messo in scena in una serie di 10 episodi. Dempsey vede appropriato l’adattamento televisivo; piuttosto che condensare un tomo di 670 pagine nel formato convenzionale di 90 minuti, è un opzione più prudente prendere tempo per raccontare la storia e sviluppare i personaggi. Ne ha visto i segni, le attuali tendenze del come si vede la televisione. “Penso che alle persone piaccia fare maratone [televisive]. È il punto a cui siamo ora con la tecnologia. Ovviamente, la cosa potrebbe cambiare, eventualmente”.

 

Nei tempi addietro, Dempsey era bloccato nel suo ruolo in Grey’s Anatomy. Il suo personaggio, il Dottor Derek Shepherd, era un successo con gli spettatori. Ma mentre gli garantiva una lunga carriera, interpretare “Stranamore” alla fine lo ha incastrato come un rubacuori. La sua presenza nei film è diventata per lo più quella di protagonista di commedie romantiche (Enchanted, Made of Honour, Bridget Jones’ Baby) ed aveva limitate opportunità di fare un qualcosa di drammatico. “Fino a che le persone non lo vedono, non credono che tu possa farlo”.

 

Poi, la luce alla fine di un lungo tunnel: Dempsey ha preso il tarlo delle corse. “Ho cominciato facendo le serie di gare più piccole, e tre anni dopo, mi sono chiesto, è possibile farlo?”

 

Il suo amore per le automobili è cominciato in giovane età. Dempsey ricorda che suo padre gli portava a casa delle macchine della Matchbox per farlo giocare. Ha letto attentamente riviste automobilistiche; vedendo il profilo dei fari digradare verso la parte posteriore della Jaguar XK120, il giovane Dempsey non poteva credere che un qualcosa del genere potesse essere possibile o semplicemente esistere. La sua famiglia viveva in un’area dove lui guardava passare le macchine. “Mi sarebbe piaciuto vedere delle macchine esotiche, cosa che era rara visto che vivevo in una zona rurale del Maine,” dice Dempsey. “È stato soltanto quando sono andato a Los Angeles che sono rimasto letteralmente sorpreso da ciò che c’era sulla strada. Non potevo credere che le persone potessero permettersi queste macchine”.

 

Suo padre una volta gareggiava, e forse la cosa si è trasferita a Dempsey. Può immaginare l’acceleratore del motore, il persistente odore del carburante, il modo in cui l’adrenalina scatta nel suo corpo quando è dietro il volante, tutte queste cose e molte altre ancora. L’elemento del pericolo è sempre lì, come un ulteriore elemento di riflessione, ma Dempsey lo esclude dalla sua mente perché una volta che sei al posto del pilota, devi affrontare il presente; il pensiero di piccoli incidenti sulla strada diventa un non – problema.

 

Dempsey era realista circa le sue possibilità come pilota professionista. Non solo era quasi impossibile diventare un professionista alla sua età, [ma] era trasportato dallo slancio di Grey’s Anatomy. “L’idea di essere un pilota attore è contrastante per natura,” ha detto Matt Stone, uno scrittore – pilota. “Gli studios devono continuare un programma. Correre brucia da matti per natura i tempi di riposo”. Così, Dempsey ha bruciato la sua candela ad entrambe le estremità – bilanciando la recitazione con le sue gare stagionali, ma qualche volta, la bilancia si inclina; mentre la sua celebrità lo ha aiutato con uno sponsor sicuro (Dempsey dichiara una “fantastica relazione con la TAG Heuer), la recitazione ha cancellato il suo allenamento. “Quindi, era impossibile diventare un professionista,” dice Demspey, “ma sapevo che sarei potuto andare lontano come pilota professionista dilettante nelle corse di endurance.”

 

Nato e cresciuto a Lewinston, nel Maine, Dempsey non intendeva vivere lì il resto della sua vita. Uno dei suoi primi contatti con l’intrattenimento è stato quando il suo insegnante di laboratorio gli ha insegnato i giochi di prestigio. Dempsey ha acquisito le conoscenze e si esibiva alle feste di compleanno nei fine settimana; voleva unirsi al circo ma fu rifiutato in fase di selezione.

 

A 12 anni, gli è stata diagnosticata la dislessia, cosa rilevante specialmente per gli attori che hanno necessità di leggere i copioni. A quei tempi era un grande ostacolo. Non c’erano molte informazioni sulla condizione e gli era stata diagnosticata tardi (le cose che accadono tardi nella sua vita sembrano essere un tema predominante) così lui ha sviluppato altri modi per leggere, per capire le parole su una pagina. “Ho sviluppato l’abilità di far partire quella parte del cervello, di coprire quella disconnessione.”

 

Ha lasciato casa a 17 anni per andare a New York e dedicarsi alla carriera di attore. New York, a quel tempo, come ricorda, era “pericolosa”. Faceva audizioni, recitava, sopravviveva con “acqua fredda ed hot dogs” ma è stata un’esperienza che ha accettato prima di abbracciare il suo primo ruolo in un film, In the Mood, a 21 anni. Questo slancio di carriera alla fine lo condurrà a Grey’s Anatomy.

 

“Sono stato bloccato in questa serie per 10 anni,” dice Dempsey, “quindi questo ha eliminato una serie di opportunità perché avevo troppo poco tempo [per dedicarmi ad una qualsiasi cosa che avesse a che fare con un film]. Con il mio programma di gare alla fine della stagione, non avevo desiderio di fare alcun film.”

 

Così ha continuato con la serie fino a che è arrivato ad un punto che era rimasto ben poco da scoprire con il suo personaggio. Stava passando molto tempo lontano dalla famiglia e si è presentata l’opportunità di gareggiare un’intera stagione nella WEC (World Endurance Championship) con la Porche. Dempsey non voleva perdere questa opportunità.

 

Scusandosi per il fatto che lasciava la serie, dice, “le persone non volevano che io cambiassi, non volevano che andassi avanti, sicuramente i fan non volevano, ed è comprensibile. L’ho capito. Ma ci sono sempre i 250 episodi in cui ci sono io che possono rivedere.” Allontanarsi da qualcosa che è sicuro e confortevole è sempre difficile, ma Dempsey ha una visione più sfumata: “Ritorna l’idea del cambiamento: non cresci se non cambi. Non cambiare significa stagnazione, vuol dire che c’è atrofia.”

 

Ed in una mossa letterale per evitare la stagnazione, Dempsey si è impegnato nelle gare di endurance.

 

È la più vecchia gara di endurance per auto. La 24 Ore di Le Mans si tiene ogni anno a giugno al Circuito de la Sarthe, una pista semipermanente che è passata attraverso molte configurazioni nei 94 anni della sua attività. I 13km di pista di asfalto mettono i piloti e le loro auto alla prova. Mentre la velocità qui regna sovrana, la tecnica di fatto ne è la gemella; ancora prima di salire in auto, hanno già riprodotto le strade un migliaio di volte nella loro mente. Per Dempsey, il piano mentale è la chiave. “Penso che la meditazione sia molto importante. Io non faccio Meditazione Trascendentale. Alla mattina mi siedo e respiro. Mi calmo, i miei pensieri vanno e vengono. Esorto anche i miei figli a farlo.”

 

Il suo rapporto con le gare lo ha aiutato anche per la sua recitazione. Il livello di preparazione e la concentrazione sulla pista si traducono in ciò che ci si aspetta da lui davanti all’obiettivo della cinepresa.

 

Spesso arriva il confronto con Steve McQueen. Entrambi sono attori che lavorano e che sono anche piloti. “Cresci con l’immagine di McQueen e di Le Mans,” dice Dempsey con enfasi. “[McQueen] non ha mai gareggiato lì ma io l’ho fatto quattro volte e alla fine son salito sul podio.”

 

Nel 2015, Dempsey pilota è arrivato secondo. Ci sono video di un Dempsey esultante che agita i pugni, gli occhi socchiusi dalla felicità. Quando gli è stato chiesto dei suoi pensieri sulla gara, la sua voce si incrina mentre eccede con i ringraziamenti. Sembra che sia il momento più importante della sua vita e niente lo fermerà dal portarlo più lontano.

 

E poi pochi mesi più tardi, Dempsey annuncia che si ritira dalle gare.

 

La cosa avviene dopo che ha vinto nel 2015 la FIA World Endurance Championship a Fuji, Giappone; dopo 68 gare; dopo una stagione di promettente carriera. Dempsey mette tutto da parte e rilascia un comunicato per dire che da adesso in poi si concentrerà soltanto sulla “famiglia e sulla recitazione”. È rimasto come proprietario del team Dempsey Proton Racing.

 

“È stata una decisione davvero difficile,” dice Dempsey. “Amo le gare. Ne amo il mondo. Amo la competizione. Amo l’esperienza spirituale ed emotiva che ti dà.” C’è una leggera interruzione come se stesse venendo a patti con la realtà della sua situazione. “Ma sapevo che se fossi passato al livello di gara successivo, la cosa sarebbe dovuta diventare un impegno a tempo pieno. Anche a livello di una categoria amatoriale, questi piloti sono concentrati al 100%.”

 

Se Dempsey fosse stato un uomo più giovane con minori responsabilità, e senza figli, avrebbe fatto di tutto. Ma lui non è niente di tutto ciò. È un uomo che ha i piedi ben saldi nel presente. “Non volevo restare escluso [dalle gare]. Dovevo fare un passo indietro per rivalutare [la cosa]. Inoltre, [se] non avessi raggiunto i miei obiettivi, sarebbe stato molto più difficile, ma una volta raggiunti, andava bene così,” ha detto.

 

“Sfortunatamente, quando sei in una serie, gareggi per un po’ perché non c’è tempo. Devi produrre. Quindi, mi sono preso un anno lontano da qualsiasi cosa per stare a casa con la mia famiglia per rivalutare cosa è che voglio fare per andare avanti. Così, ho pensato Harry [Quebert Affair] è la giusta direzione, e lavorare con Jean – Jaques è senz’altro la direzione in cui voglio andare. L’esperienza che ho avuto con la Porche e la qualità della preparazione è davvero ciò che avevo bisogno di applicare alla mia carriera di attore. Sto cominciando a sentire quel tipo di concentrazione ed energia con il progetto sul quale sono attualmente.”

 

 

Dempsey adesso sta facendo tanto. Grazie ai diversi mondi che abita – le gare, il lavoro filantropico, la recitazione -, ci sono aspetti su cui sta lavorando che trova soddisfacenti ma non accetta più di quanto lui possa gestire.

 

Pensa che Los Angeles sia una bolla, e quindi sostiene l’importanza di viaggiare, che è l’unico modo per avere una prospettiva migliore su come vive il resto del mondo, aggiunge. Questa visione del mondo è già temprata dall’episodio delle gare che l’ha visto viaggiare a lungo. “Non puoi prenderti così seriamente. Ho un lavoro che dà grande visibilità, ma non sono né migliore né peggiore rispetto a qualsiasi altro.”

 

 

Lontano dalla California, lui chiama casa una piccola casa sul lago a Jacksonville, Texas; l’ultima sembra più adatta a lui. Il suo Instagram è tempestato delle sue escursioni in Texas, a volte in qualche pasticceria locale, altre volte in barca, a pescare. Non ci sono scatti con l’hashtag #ootd (outfit of the dayabbigliamento del giorno) sul suo feed; solo parti della sua vita, le cose che lo coinvolgono. “Non metto didascalie,” sottolinea. “È solo per avere a che fare con le persone, per coinvolgerle.”

 

Mentre sta lavorando a The Truth About the Harry Quebert Affair, Dempsey sta producendo un documentario sul pilota americano di auto da corsa, Hurley Haywood. Incrocia le dita perché vorrebbe finirlo per la fine del 2017.

 

C’è un’altra ragione del suo amore per le gare: la relatività del tempo. “Durante la gara, quando vai veloce, è il momento in cui tutto rallenta. Penso sia importante abbracciare il cambiamento,” dice Dempsey, i tratti del suo viso si addolciscono mentre esprime una consapevolezza che sembra essergli venuta in mente anni fa. “Il cambiamento è tempo. Le cose sono in continua progressione. È importante essere presente, [è] questo che porta verso la consapevolezza e a vivere il momento. Questo è ciò che mi hanno insegnato davvero le corse. Questa è la mia relazione con il tempo, e questo è essere presente.

 

Mi sto godendo la vita adesso, prendo il mio tempo e mi muovo verso la cosa successiva.

 

Ed è una cosa rara per me.” E poi è il momento di andare. Dempsey sorride cordialmente. Non vede l’ora di spuntare il resto della lista prima di salire sul prossimo aereo per inseguire di nuovo il sole.

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